Bar: le bevande spiritose possono essere aromatizzate, ma solo all’impronta

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Un bar può aromatizzare grappe acquistate da terzi e venderle al bicchiere?

Nella fase di somministrazione, il pubblico esercente – barman o “mixologist”, secondo nuovo neologismo -può aromatizzare le bevande spiritose “all’impronta”. Vale a dire che può aggiungere prodotti alimentari – in questo caso con funzione aromatizzante – esattamente come si fa con i cocktail.
Risulta invece problematico, in assenza di tutte le autorizzazioni alla produzione e oneri burocratici di carattere tributario (accise), l’imbottigliamento ai fini della successiva vendita o somministrazione.
In tale ultima ipotesi, infatti, l’attività inerisce alla vendita e/o somministrazione di un prodotto diverso da quello originario (grappa immessa in commercio dal relativo produttore). Prodotto la cui preparazione non può venire sottratta agli oneri prescritti ai produttori di bevande alcoliche.
Con peculiari criticità in ordine alla valutazione di sicurezza degli ingredienti botanici o aromi, che dir si voglia. Evidenziandosi tra l’altro, a tale riguardo, la primaria responsabilità del barman in eventuali ipotesi di adulterazione nociva. Le quali evidentemente rilevano anche sotto il punto di vista della responsabilità penale (articolo 5 della legge 283/1962 e articolo 444 del codice penale)

 

 

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