Alimenti particolari, intervista all’on.le Toia

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Secondo l’europarlamentare, la proposta di riforma della Commissione rischia di penalizzare alcune categorie vulnerabili di consumatori.

Onorevole Toia, il 20 giugno scorso la Commissione europea ha proposto al Parlamento e al Consiglio di abrogare la direttiva-quadro 2009/39/CE relativa ai prodotti alimentari destinati ad un�alimentazione particolare. Ci pu� spiegare il perch�?

Oggi le etichette apposte sopra ai prodotti sono l�unico strumento attraverso cui il consumatore pu� verificarne il contenuto e l�idoneit� rispetto alle proprie esigenze. Secondo la Commissione europea, per�, l�etichettatura degli alimenti dietetici � carente poich� non consente l�immediata comprensione da parte del consumatore della composizione del prodotto e, quindi, della compatibilit� dello stesso con il proprio fisico. Ci� sarebbe dovuto, secondo la Commissione, alle divergenze tra le normative nazionali in vigore. Il che arrecherebbe ostacolo alla libera circolazione degli stessi, alterando le condizioni di concorrenza tra gli operatori dei diversi Paesi membri, con conseguenze negative sul funzionamento del mercato interno.
Per la Commissione, � quindi necessario ravvicinare le legislazioni dei Paesi membri dell�Unione europea in materia di alimentazione particolare e ci� presuppone l�elaborazione di una definizione comune per questo settore, la determinazione di misure atte ad assicurare la difesa del consumatore contro le frodi relative alla natura dei prodotti e la fissazione delle norme cui deve soddisfare l�etichettatura dei prodotti in questione.
Ecco perch� la Commissione, attraverso il Commissario alla Salute, John Dalli, ha proposto ai Paesi membri di rivedere totalmente la vecchia normativa per favorire i consumatori nella scelta dei prodotti e offrendo loro informazioni pi� chiare e precise. Secondo Dalli, inoltre, l�abolizione delle regole generali sui cibi dietetici che sono divenute superflue o confuse contribuir� a una competizione leale sul mercato tra prodotti simili, consentendo cos� anche alle piccole e medie imprese, finora penalizzate, un accesso al mercato pi� semplice e, allo stesso tempo, un maggiore supporto all�innovazione. Senza dimenticare che una normativa pi� chiara, inoltre, faciliterebbe anche il compito degli ispettori che vigilano sulla corretta etichettatura degli alimenti.

Eppure, la proposta di riforma ha dato luogo a vivaci polemiche. Ci pu� spiegare?

� proprio cos�. Nonostante i buoni propositi, la proposta della Commissione rischia di penalizzare alcune categorie vulnerabili di consumatori. Se da un lato, infatti, sono mantenuti i presidi a garanzia di lattanti, bambini piccoli e di alcuni malati, si perdono di vista le esigenze di protezione dei celiaci. I quali abbisognano di prodotti dietetici garantiti senza glutine, sino ad oggi sottoposti al regime di tutela dei prodotti destinati ad un�alimentazione particolare. In pratica, il progetto di riforma �declasserebbe� gli alimenti senza glutine dalla categoria dei prodotti dietetici a quella degli alimenti d�uso corrente con un semplice richiamo, in etichetta, alla dicitura “senza glutine”.
Ma ci� non � affatto sufficiente a tutelare questo ampio segmento dei consumatori europei per i quali gli alimenti senza glutine sono veri e propri �salva-vita� e hanno perci� bisogno di potersi affidare a regole severe sui requisiti di produzione e sui controlli che, in questo modo, andrebbero a disperdersi.
Le preoccupazioni dell�Associazione Italiana per la Celiachia appaiono dunque ben fondate. Certo! E v�� dell�altro: bisogna considerare anche il grave impatto che la proposta di riforma europea avrebbe nel nostro Paese. Il nuovo regolamento porterebbe all�abrogazione del d.lgs. 111/1992 (che recep target=_blankisce le direttive europee sui prodotti dietetici), e con esso verrebbe meno anche il Registro Nazionale dei prodotti dietetici senza glutine, che elenca i prodotti erogabili dal Sistema sanitario nazionale ai celiaci. � urgente un ripensamento sulla proposta della Commissione europea, per garantire la massima tutela a tutte le categorie di cittadini.

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