Land-grabbing, l’Italia apre gli occhi sulla rapina delle terre

Condividi

E’ tempo di firmare la dichiarazione di Dakar!

Il 22 settembre Oxfam ha pubblicato un ?report? sulla rapina delle terre che va diffondendosi in tutto il mondo. Le confederazioni agricole italiane finalmente prendono atto di questo fenomeno e lo condannano. ? giunta l?ora di andare oltre i comunicati-stampa e firmare l?Appello di Dakar contro il ?land-grabbing?.

?Land-grabbing?, premessa

Il Fatto Alimentare ha da tempo denunciato la crescita esponenziale del ?land-grabbing? (http://www.ilfattoalimentare.it/nasce-un-nuovo-colonialismo-agricolo-le-potenze-emergenti-rapinano-territori-in-africa-caraibi-e-pacifico.html). Ha spiegato, col sussidio di ottime pubblicazioni come ?Il neocolonialismo agricolo (caccia alle terre coltivabili))? (http://www.ilfattoalimentare.it/i-nuovi-colonialisti-ritornano-alla-terra-coltivabile.html) Franca Roiatti, come gli investimenti sulle terre costituiscano una delle pi? gravi minacce al sostentamento e alla sovranit? alimentare delle popolazioni pi? povere. Ha evidenziato come tali lucrose operazioni siano finanziate anche dai Paesi occidentali (http://www.ilfattoalimentare.it/land-grabbing-africa-investitori-protagonisti-rapina-delle-terre.html). Ha riportato le testimonianze dal vivo dei soprusi, di chi li subisce (http://www.ilfattoalimentare.it/land-grabbing-in-etiopia-lettera-aperta-al-popolo-indiano-per-fermare-la-rapina-di-terre-risorse-vita.html) e di chi li osserva ?in loco? (http://www.ilfattoalimentare.it/land-grabbing-africa-opinione-presidente-corte-giustizia-uemoa.html). Ha mostrato la determinazione del relatore speciale ONU per il Diritto al Cibo, Olivier De Schutter, (http://www.ilfattoalimentare.it/crisi-alimentare-g20-agricoltura-parigi-priorit%C3%A0-onu-diritto-al-cibo-romano-prodi.html), nel proporre soluzioni per combattere questo crimine. Ha segnalato varie situazioni, dal Mali (http://www.ilfattoalimentare.it/mali-i-petrodollari-alla-conquista-della-terra-e-dellacqua-a-scapito-delle-popolazioni-locali.html) alla Sierra Leone e la Nigeria (http://www.ilfattoalimentare.it/land-grabbing-nigeria-sierra-leone-invitano-neocolonialisti-rapina-terre-fertili.html), Camerun (http://www.ilfattoalimentare.it/olio-di-palma-i-produttori-asiatici-alla-conquista-del-west-per?-in-africa.html) e Liberia (http://www.ilfattoalimentare.it/land-grabbing-in-africa-occidentale-la-liberia-fa-gola-ai-produttori-asiatici-olio-di-palma.html). Come pure in Monzambico, Repubblica Democratica del Congo e Congo-Brazzaville (http://www.ilfattoalimentare.it/land-grabbing-il-nuovo-colonialismo-colpisce-anche-il-congo.html). Madagascar (http://www.ilfattoalimentare.it/terre-madagascar-fanno-gola.iniziative-popolari-contrastare-land-grabbers.html), Etiopia (http://www.ilfattoalimentare.it/land-grabbing-il-caso-delletiopia.-mentre-i-cittadini-muoiono-di-fame-il-governo-cede-terreno-alle-imprese-straniere.html) e ancora Etiopia (http://www.ilfattoalimentare.it/etiopia-rapina-terre-investitori-indiani-siccit?-fame.html). Ha dato atto di una recente iniziativa del Parlamento europeo (http://www.ilfattoalimentare.it/parlamento-europeo-sostenere-agricoltura-paesi-via-sviluppo-fermare-crisi-alimentari.html) e denunciato l?inerzia del primo G20 Agricoltura (http://www.ilfattoalimentare.it/g20-agricoltura-tanta-fame-ma-pochi-impegni.html). Meglio tardi che mai, anche la stampa nazionale (http://www.repubblica.it/ambiente/2011/09/22/news/land_grabbing-22008415) inizia a occuparsene. Magari, la societ? civile e la politica reagissero con azioni concrete.

Oxfam, il rapporto, le testimonianze, l?iniziativa da sottoscrivere

Il 22 settembre Oxfam International (http://www.ilfattoalimentare.it/coltiva-battaglia-oxfam-fame-ingiustizia-sbarca-italia.html) ha pubblicato il rapporto ?Power & Land, The growing scandal surrounding the new wave of investments in land? (http://www.oxfam.org/en/grow/policy/land-and-power). Un resoconto aggiornato su estensione e gravit? del ?land-grabbing? nei Paesi in via di sviluppo. Dal 2001 a oggi 227 milioni di ettari di terra – pari a 10 volte l?estensione dell?Italia – sono stati venduti, affittati o concessi in via esclusiva a investitori stranieri. Senza nessuna cura di cosa ci? ha comportato per chi abitava quei territori e da essi ? stato deportato con violenze e minacce.
“L?espandersi di questo fenomeno mette in pericolo le comunit? pi? povere, che perdono case e mezzi di sostentamento, senza venire consultate n? risarcite e senza avere mezzi per fare ricorso?, ammonisce Oxfam.
?Non tutti i 227 milioni di ettari sono classificabili come land grabbing, ma dietro le acquisizioni di terreni – caratterizzate quasi sempre da una scarsa trasparenza- si cela spesso questo fenomeno?.
I motivi della rincorsa alle terre da parte degli investitori stranieri sono essenzialmente tre: produzione di alimenti da esportare nella totalit? o quasi, produzione di biocarburanti (invece di cibo), speculazione sui latifondi in vista del crescente interesse alle predette attivit?.
? stato possibile studiare 1.100 accordi, relativi all’accaparramento di 67 milioni di ettari di terre: il 50% di essi riguarda il continente africano, ove la rapina si ? estesa su una superficie complessiva pari all?estensione della Germania.
Sono stati raccolti dati e testimonianze. Come quella di Christine Longoli, una degli oltre 22.500 costretti con violenza e distruzioni ad abbandonare le loro case, in Uganda (guarda il video

 

 

?Ricordo la mia terra, tre acri di caff?, tanti alberi, mangrovie e avocado. Avevo le mucche, le api. Mi avevano dato anche un premio come agricoltore modello. Ora non ho pi? nulla, sono la pi? povera tra i poveri.? E chi si ? accordato con il governo ugandese per la cessione delle terre in questione? La societ? britannica ?New Forests Company? (NFC), con il supporto di istituzioni finanziarie internazionali che asseriscono di seguire elevati standard socio-ambientali (Banca Mondiale, Banca Europea degli Investimenti, HSBC) . La puzza di bruciato sale fino a noi.
Oxfam ha lanciato una campagna di mobilitazione contro la rapina delle terre. ? possibile aderirvi con una semplice sottoscrizione, se del caso anche con una donazione, su http://www.oxfam.org/en/grow/campaigns/tackle-landgrabs.

L?Italia s?? desta?

Grazie alla pubblicazione del rapporto Oxfam le confederazioni agricole italiane finalmente dedicato un comunicato stampa alla rapina delle terre nei Paesi in via di sviluppo.
La relazione di Oxfam, per il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, ?conferma una centralit? dell?agricoltura nelle sorti del mondo che ormai non si pu? pi? ignorare, sia sotto il profilo economico, sia sotto quello sociale?.
Il presidente di Coldiretti, Sergio Marini, ha aggiunto che ?il boom di acquisti di terreni agricoli nei paesi poveri da parte di investitori esteri interessati alla produzione di alimenti da destinare alle proprie necessit? ? una nuova pericolosa forma di colonizzazione che va fermata?. E dunque, ?se si considera che i tre quarti delle persone che nel mondo soffrono la fame vivono nelle campagne, speculare sul cibo significa uccidere le persone?. Viva!
Un cenno di attenzione anche da Giuseppe Politi, il presidente di CIA: ?? importante e sempre pi? urgente, anche per contrastare fenomeni perversi come il land grabbing, favorire politiche che permettano di aumentare la produttivit? agricola nei paesi pi? poveri. Per sconfiggere l’emergenza alimentare e combattere la povert?.
E dunque Copagri, il cui presidente Franco Verrascina ricorda di avere gi? denunciato sia il land grabbing, sia l?invasione della finanza nel settore agricolo: ?ribadiamo ancora il nostro no al neocolonialismo a danno dei Paesi pi? poveri e no alla finanziarizzazione dell?agricoltura. Occorre capire questi fenomeni, contrastarli e rispondere con le regole e l?etica aumentando la produzione nei propri confini?.

L?Appello di Dakar contro il land-grabbing

Un promemoria per le nostre confederazioni agricole e le altre associazioni che si occupino di cibo e diritti: ? tempo di sottoscrivere l?appello di Dakar contro il land grabbing (?the Dakar Appeal against land grabbing?, http://www.dakarappeal.org).
Il Fatto alimentare ha gi? illustrato e tradotto l?Appello di Dakar (http://www.ilfattoalimentare.it/g20-agricoltura-500-organizzazioni-stop-rapina-delle-terre.html), che ? stato sviluppato nell?ambito del ?World Social Forum? tenutosi in Senegal a febbraio 2011 e ha sinora raccolto l?adesione di oltre 650 organizzazioni.
Non mancano, nell?elenco dei firmatari (http://www.dakarappeal.org/index.php/en/list-of-signatories), organizzazioni italiane: AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), ARCS (Arci Cultura e Sviluppo), Associazione Rurale Italiana, AUCS (Associazione Universitaria per la Cooperazione e lo Sviluppo), Centro Internazionale Crocevia, COSPE (Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti), CRBM (Campagna per la Riforma della Banca Mondiale), CVM (Comunit? dei Volontari per il Mondo), Focuspuller, Fondazione Diritti Genetici, LVIA, M.A.I.S., Mani Tese, Rete Commons! Italy, WILPF (?Women International League for Peace and Freedom?) Italia, Osservatorio Migranti Basilicata.
Ma ? difficile credere che alcuna delle citate associazioni possa esercitare un?effettiva influenza sul Ministro dell?Agricoltura. ? invece necessario che le confederazioni agricole italiane dimostrino il loro effettivo interesse a combattere la rapina delle terre nei Paesi in Via di Sviluppo. Avanti, c?? posto!
Il ?Committee on World Food Security? (CFS) discuter? a Roma presso la FAO (?Food and Agriculture Organization?), il 10-14 ottobre, le ?Guidelines on the Responsible Governance of Tenure of Land, Fisheries and Forests?. Un?occasione unica per intimare ai governi di respingere in via definitiva il diverso approccio proposto dalla Banca Mondiale (?Principles for Responsible Agricultural Investment?, RAI): la rapina delle terre deve essere fermata e non pu? essere mascherata di ?responsabilit?!

Ti potrebbero interessare